Porto di Ancona: sequestrati milioni di detonatori

Questo sequestro conferma quanto va denunciando da tempo USB. I porti italiani non diventino snodi della logistica di guerra

Ancona -

Il sequestro al porto di Ancona di 10 milioni di detonatori e oltre 314 mila munizioni, nell'ambito dell'operazione "Clena Shot" della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, conferma ciò che USB denuncia da anni: i porti italiani vengono sempre più utilizzati come snodi per il traffico di armamenti e materiali esplosivi.

Il carico, ufficialmente dichiarato come "merce varia", era diretto in Grecia e successivamente a Cipro ed è stato bloccato mentre stava per essere imbarcato su un traghetto destinato  al trasporto passeggeri, in violazione delle norme sulla sicurezza della navigazione e sul trasporto di materiale esplodente.

Come USB abbiamo più volte organizzato presidi, mobilitazioni e iniziative pubbliche nel porto di Ancona per denunciare l'opacità dei traffici di materiali militari e dual use e per chiedere trasparenza su ciò che realmente transita nello scalo. I lavoratori portuali non possono essere trasformati in strumenti inconsapevoli della logistica bellica nè essere esposti a rischi enormi per la propria sicurezza.

Questo episodio dimostra che le nostre denunce erano fondate. Il tentativo di imbarcare milioni di detonatori e centinaia di migliaia di munizioni su una nava passeggeri rappresenta un fatto gravissimo che avrebbe potuto provocare conseguenze catastrofiche.

Ribadiamo inoltre che la legge 185/90 vieta l'esportazione e il transito di armamenti verso paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. In un contesto internazionale, segnato da guerre e massacri, è inaccettabile che i porti italiani possano essere utilizzati per alimentare conflitti e sostenere operazioni militari che colpiscono popolazioni civili, come nel caso della guerra condotta dal governo israeliano contro il popolo palestinese.

Per questo USB chiede con forza:

  • piena trasparenza sui traffici di armi e materiali dual use nei porti italiani;
  • controlli sistematici e rafforzati sui carichi diretti verso aree di conflitto;
  • il diritto dei lavoratori portuali di sapere cosa sta movimentando;
  • un intervento del Governo affinchè i porti italiani non diventino piattaforme logistiche della guerra.

USB continuerà a sostenere la mobilitazione dei lavoratori e di tutte le realtà sociali che chiedono porti aperti al lavoro civile e chiusi alla guerra.

USB Lavoro Privato Marche
UPAD - Unione Portuali Autonomi Dorici