Steat, ruolo sociale sacro

I sindacati strigliano azienda e soci pubblici, no alla partnership col privato

Fermo -

Che la Steat sia un’azienda sana lo certificano i bilanci degli ultimi anni. Che però, negli ultimi mesi, sia entrata in una spirale legata alla vicenda dell’acquisizione dell’area dove si trova l’attuale deposito dei bus è un fatto altrettanto acclarato. Del passato e del presente, oltre che delle forti preoccupazioni sul futuro della società di trasporto pubblico hanno voluto parlare le varie organizzazioni sindacali che, come hanno ribadito, soltanto il 12 novembre sono state messe al corrente dei dettagli dell’operazione e, soprattutto, della possibilità dell’ingresso di un socio privato.

Da qui la convocazione di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte Claudio Michetti, coordinatore di Fermo della Filt Cgil, Andrea Matè della federazione provinciale Usb Lavoro Privato, Claudio Sosi della Fit Cisl e Andrea Rastelli, Rsu della Uil Trasporti. Quest’ultimo era l’unico presente all’incontro delle Rsu con il presidente Fabiano Alessandrini ed il direttore Pino Rutolini. “È stata fatta la cronistoria di tutti gli accadimenti che hanno determinato l’acquisizione dell’area – ha spiegato Rastelli – Alessandrini ci ha assicurato che sono stati valutati tutti gli aspetti economici, logistici e spazio temporali e che, al termine della valutazione, è stato deciso di procedere all’acquisto. Facendo questo, l’azienda si è presa un forte impegno economico”.

Rastelli si è detto fiducioso che la Steat possa essere capace di far fronte a questo impegno. “I numeri degli ultimi anni parlano chiaro. Allo stesso tempo si può garantire la stabilità ai dipendenti”.

L’apertura ad un privato, come rimarcato, ha però messo in allarme le varie sigle sindacali. “Avendocelo preannunciato – ha proseguito Rastelli – credo sia più di una possibilità reale e concreta. Ma se questa apertura ci sarà, sicuramente dovrà essere verso un socio esterno pubblico, un’altra azienda all’altezza della nostra, un partner dagli standard elevati per la tutela dei lavoratori e dipendenti, e che svolga il servizio pubblico in maniera corretta”.

Perché la questione è tutta lì: il trasporto pubblico è un servizio di carattere sociale. E su questo, al di là di eventuali riassetti di carattere societario, non dovrà essere fatto alcun passo indietro. “È un servizio sociale come sanità e scuola – ha rimarcato Michetti -, per quanto mi riguarda dovrebbe essere addirittura gratis. L’azienda dovrebbe ricercare un alleato forte e strutturato in altre realtà pubbliche, non in un socio privato altrimenti con la gara che ci sarà ci ritroveremo in una giungla”.

Come noto, se i soci non ricapitalizzano, lo statuto prevede che si possano vendere le quote. Ma i sindacati hanno il timore che il 30% di un nuovo socio (che stimano possa portare risorse per circa 900.000 euro) nel tempo potrebbe però aumentare, arrivando anche al 40 o 50%. “La paura c’è ed è grande, potrebbero venire meno gli accordi aziendali e i diritti conquistati in tanti anni di battaglie”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Matè: i servizi essenziali devono rimanere pubblici. “Un privato può sembrare il salvatore della patria, invece magari fa profitti, taglia servizi e poi lascia lavoratori e territorio in difficoltà. Noi, invece, auspichiamo che la Steat guardi ad un socio pubblico, come Contram, Start e Conero Bus.

Ma il problema più rilevante, per Matè, resta il comportamento delle istituzioni socie che a suo dire “hanno lasciato sola l’azienda, tirandosi fuori dalla ricapitalizzazione”. “Chiederemo loro di ripensarci, entreremo in campo per convincerli a cercare una soluzione. In questa vicenda oltre ai dipendenti sono coinvolti anche studenti, lavoratori, pensionati”.

Anche la Cisl lavora su questo fronte, cercando il coinvolgimento persino delle confederazioni. “Siamo contrari all’ingresso del privato – ha commentato Sosi – perché queste aziende sono nate per fare un servizio pubblico e la scala di priorità di un privato è diversa da quella di un’azienda pubblica. In vista della gara, avere un’azienda che si strutturi meglio e con dei capitali è una garanzia in più per tutti, quindi auspichiamo che gli enti proprietari mettano qualcosa e seguano la Steat un po’ più da vicino dopo vent’anni. Perché la Steat svolge un servizio efficiente ed efficace, quindi è ora che qualcuno si impegni”.

La vicenda dell’acquisizione dell’area dell’ex stazione di Santa Lucia, o quantomeno la modalità che l’ha preceduta, ha lasciato “sconcertati” i rappresentanti sindacali. “Alla fine verrà a costare 1,8 milioni circa, considerando iva e passaggi, con una rata di mutuo intorno ai 90-100 mila euro all’anno, risorse che verrebbero meno per un rinnovo del parco macchine – ha tenuto a precisare Michetti, dipendente dal 1991 della stessa Steat – Sentiamo parlare  di ecosostenibilità ma il 60% dei nostri bus ha più di 15 anni di età. Le amministrazioni dovrebbero pensare di più all’interesse dell’azienda e dei cittadini. Tutti hanno sempre sostenuto che quell’area era inidonea, ma oggi si preme l’acceleratore. Noi sappiamo che prima di questa vicenda la società era in trattativa per acquistare un’altra area”.

Decisioni in più direzioni che, secondo Matè, stanno generando forti criticità. “Questa è un’azienda pubblica che i soci ricordano soltanto quando chiedono servizi, ma se c’è da ricapitalizzare girano la faccia dall’altra parte”.

tratto da "Cronache Fermane" del 18 novembre 2019 di Andrea Braconi

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